Vivere sull’acqua, un’idea mai tramontata

.Dalle houseboat alle floating cities, quando i problemi di carattere ambientale risvegliano la capacità di sopravvivenza dell’uomo — di Pasquale Caliandro

Scordiamoci per un momento dell’eco-sostenibilità intesa come fine ultimo di un processo progettuale e mettiamo da parte quell’unica mezza certezza (tipicamente nostra) sull’idea di casa su solide fondamenta. Se poi si considera un paese, quale l’Olanda, in cui abitare vuol dire affrontare problemi dovuti a particolari condizioni palustri del terreno, allora perché non tirar fuori idee vecchie di almeno 10.000 anni? Ecco quindi che il passaggio dalle palafitte del Neolitico alle moderne houseboat (case galleggianti) è detto fatto. Oggi gli olandesi, famosi per le abitazioni tipicamente strette e colorate con facciate inclinate e impianti urbani neogotici scanditi da canali fluviali, non amano solo vivere vicino l’acqua ma anche sull’acqua. E’ questo quello che si percepisce nell’attraversare cittadine dove non si nota quasi la scansione spaziale tra l’elemento terrestre e marino: il concetto stesso di dimora-natante ha raggiunto un’affermazione propria e rappresenta parte attiva dell’impianto urbano, in un processo di urbanizzazione dell’acqua.

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