Supernapoli, utopia democratica o futuro ammissibile per le nostre città?

 di Giandonato Reino
Lo scorso 14 gennaio, presso la Triennale di Milano, è stato presentato l’ultimo lavoro di ricerca dell’architetto Cherubino Gambardella:  Supernapoli, la visione di una Napoli futura, che fonda la sua rigenerazione sull’ideale di bellezza democratica.

L’inaugurazione della mostra è stata l’occasione per discutere, insieme a studiosi ed esperti di arte ed architettura del calibro di Alberto Ferlenga, Stefano Boeri, Francesco Jodice, Luca Molinari, Cino Zucchi, Giacomo Papi e Vincenzo Trione, dell’attuale stato della città e delle soluzioni per il suo futuro.
Cherubino Gambardella, architetto e docente presso la facoltà di architettura della Seconda Università di Napoli, presenta presso le sale della Triennale di Milano i nuovi segni della città di Napoli attraverso 60 tra disegni e collage raccolti in due serie di quadrerie: sintesi di una visione d’autore di un progetto più ampio documentato nel volume “Supernapoli. Architettura per un’altra città” che accompagna la mostra. Il progetto nasce a seguito di una collaborazione con un gruppo di studenti e docenti del dipartimento di Architettura e Disegno Industriale della SUN, il cui obiettivo era quello di costruire una nuova Napoli da sovrapporre a quella esistente.

Supernapoli, la cui anteprima è stata esposta nel 2013 presso il MOMA di New York, è un manifesto che invita a nutrire la visione di una possibile realtà. Una città utopica che si sovrappone immaginariamente a Napoli con il tentativo di ricucirne le fratture attraverso un’audace riqualificazione. Essa si innesta nel tessuto urbano con nuovi frammenti edificati, tagli e demolizioni; inserisce foreste nelle parti degradate e nuovi suoli nelle sue terre contaminate. Un’operazione di modellazione della città e del paesaggio che coinvolge quartieri come Scampia, Forcella, Sanità, il Porto, i Quartieri Spagnoli, il Lungomare. Luoghi abbandonati e degradati che troveranno nuovo slancio attraverso l’ideale di bellezza democratica: una bellezza non più elitaria, ma accessibile a tutti.

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