Spazi immaginari, dal mondo digitale all’architettura

.Gli strumenti digitali ci consentono di esplorare spazialità immaginarie o inaccessibili, dimostrando un potenziale che potrebbe cambiare l’architettura — di Simone Censi

L’architettura, in quanto atto creativo, è un’espressione attraverso la quale un autore dimostra la propria irrinunciabile originalità.
È possibile individuare gruppi, definire correnti e categorie eppure l’opera di due architetti risulterà sempre diversa, anche a parità di condizioni.
Ad esempio, nonostante sia possibile trovare una definizione per il Barocco romano, è inevitabile notare le profonde differenze tra due suoi esponenti come Bernini e Borromini. Allo stesso modo, analizzando il Movimento Moderno, risulta impossibile individuare due opere simili di due autori differenti: seppure gli intenti sono condivisi e le condizioni di partenza simili, le modalità con cui si persegue l’obiettivo mostrano sempre delle forti distinzioni. Prendendo in considerazione casi come questi, ci si rende facilmente conto dell’importanza del processo architettonico come fenomeno che porta alla realizzazione materiale di un’idea.
Nell’antica Grecia il concetto di Téchne rappresentava tutte le attività umane che riguardassero la produzione di oggetti materiali e tale concetto comprendeva quindi sia le arti che l’artigianato, data la propria natura creatrice.
Dunque l’architettura può essere considerata come “Idea Costruita”, come sostiene, tra gli altri, Alberto Campo Baeza ed è evidente che in tale processo la fase ideativa, seppur astratta, assume un’importanza ed una potenzialità enorme.

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