Spazi del sogno, sulle tracce di un’architettura onirica

.Da Piranesi agli Archigram, un viaggio che indaga i momenti in cui l’ispirazione surreale ha rivoluzionato l’approccio all’opera creativa  di Gabriele Berti

L’architettura, come il sogno, porta continuamente con sé una componente emozionale. Lo “spazio” del sogno, è da sempre considerato il “luogo” dove l’immaginazione può spaziare liberamente e le emozioni prendono il sopravvento sulla coscienza dell’individuo. Coscienza e sogno, come architettura ed utopia, sono da sempre due opposti che si attraggono fino a creare momenti in cui la loro commistione genera una nuova realtà.

«E’ delle città come dei sogni: tutto l’immaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio, oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra» – Italo Calvino, Le città Invisibili

Come suggeriscono le parole di Calvino, i desideri e le emozioni protagonisti dei sogni dell’individuo, sono al contempo motore dell’opera creativa dello stesso.
Le opere ottocentesche di Ledoux e Piranesi, ad esempio, portano con sé uno slancio di rottura rispetto all’architettura stilistica, ma allo stesso tempo una componente d’immaginario. Nelle loro opere, come nelle immagini che riempiono i nostri sogni, si possono leggere riferimenti ad elementi e frammenti del passato e della memoria che vengono arricchite e rielaborate in nuove forme e suggestioni.

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