SBAGLIATO®_Ovvero la teoria della terza dimensione

Scritto da Benedetta Cavaliere

“L’appropriazione indebita (détournement) restituisce alla sovversione le conclusioni critiche passate che sono state imbalsamate in verità rispettabili, cioè trasformate in menzogne .” La società dello spettacolo, Guy Debord, 1967

Siamo ormai un po’ tutti abituati agli imbrogli. La consuetudine d’oggi, non più della tradizione di un tempo, ci ha allenato a riconoscere lo scarto di realtà tra l’architettura e la sua rappresentazione. I disegni, le prospettive, non meno delle immagini digitali o di una certa fotografia, sono spesso nient’altro che un’accorta mistificazione della realtà. Ma cosa accade quando invece oggetto rappresentato e mezzo si incontrano e collidono? Quando, sovrapponendo strati di consistenze diverse, architetture effimere appaiono e altre stolide scompaiono e si dissimulano, dando vita dalla loro interferenza a creature inedite?
È questa la ricerca del progetto Sbagliato® , nato nel 2011 in uno scantinato, dalla fortunata coincidenza di tre architetti e designer romani, che ha aperto finestre interrogative sui muri della capitale e non. Il loro lavoro non è ad alta digeribilità né a lettura univoca: i varchi che si propongono di aprire nell’urbano risultano magnetici, e il senso di straniamento e attrazione che si innesca nell’osservatore non ha altra rispondenza che nella vertigine, non a caso, titolo della solo exhibit che il gruppo ha tenuto lo scorso ottobre a Roma.

Questi lavori nascono dal campionamento dello spazio urbano, della sua anatomia, dalla sua riproduzione e forzata interazione. Il gruppo fotografa e censisce frammenti architettonici, spesso iconici, e successivamente li ricontestualizza, materializzando nuovi lucidi elementi di acetato e colla sui consumanti cementi dei panorami urbani più consueti e consolidati. La potenza del poster, di questi “rappezzi incongrui” è tale da deformare le relazioni esistenti, da sovvertite gli ordini di comfort e sospendere gli equilibri tra osservatore e architettura. Il resto è quello che è assente, quello a cui l’immagine allude e la mancanza che innesca. Inevitabile per chi nota, e guarda, percepire quanto la costruzione coerente sia mandata in snervamento e quanto predomini l’allusione, il labirinto, il vuoto. Diversamente dalla maggioranza delle opere di street art, nessun intervento propone una risposta chiara, o un punto di vista riconoscibile, è piuttosto il gioco del dubbio e del cambiamento di percezione, di innumerevoli prospettive. È questa volontà di coinvolgimento, accompagnata da un costante rimando ai temi dell’archetipo e della forma, che rendono la proposta di Sbagliato® significativa al punto tale da potersi proiettare all’interno di uno spazio neutro come una galleria altrettanto efficacemente che per le strade. Ognuno dei loro collage è qualcosa in cui ci si imbatte, come per tutte le creature di street art ma, soprattutto, è qualcosa dentro cui si cade, opere d’arte/architettura effimere, ma dall’enorme forza di attrazione.

Questi lavori ci mettono di fronte a due riflessioni. La prima, di non facile risoluzione, sul peso specifico dell’architettura. È innegabile che questi interventi mimetici e illusori siano fatti di architettura e architettura siano, per la loro capacità intrinseca di intervenire sulle connessioni urbane. Dobbiamo forse iniziare a chiederci se le architetture di pietra abbiano ancora molto più da dire di quelle di carta. Quanto queste opere recepite, rubate, masticate ed esplose sul passante non siano forse materia più viva e incisiva di tanta opere sedimentate, riconosciute. La capacità di mettere in crisi l’equilibrio sociale, urbanistico, tramite un atto sovversivo –moralmente, legalmente sbagliato, appunto- è proprio l’azione di intervento situazionista “coatto” sullo stato di fatto urbano. Altra riflessione è quella sulla consistenza. La corrispondenza tangibile = veritiero è certamente troppo semplicistica e non affidabile. Le manipolazioni di Sbagliato® si compiono attraverso elementi fittizi che rimandano però ad altri di natura assolutamente autentica e con altri altrettanto autentici implodono. Accade poi che l’incontro tra questi due oggetti ci conduce lontani dal luogo reale, in una zona di vertigine in cui principi di realtà e finzione sono temporaneamente sospesi, o irrilevanti. E allora ci si comincia a fare domande, tutte diverse e importanti, su cosa c’è e dove, e questo ci riporta indietro al luogo, allo spazio. Torniamo al punto di partenza dopo aver fatto un lungo giro, con la sensazione di aver visto qualcosa in più, o meglio, o di aver partecipato a un fugace gioco intimo e segreto.
Ecco, è questo il bello di certi stratagemmi: il loro esito magico.

 

About

Negli ultimi anni Sbagliato® ha partecipato a molteplici manifestazioni di Arte Pubblica tra cui Life Is Beautiful di Las Vegas, L’ALT!rove Festival di Catanzaro, il Cheap Festival di Bologna, il Memorie Urbane Street Art Festival di Gaeta e realizzato interventi in giro per il mondo. Nel 2012 presenta la sua prima mostra personale alla 999Contemporary di Roma e l’anno seguente viene selezionato per il progetto Collicola On The Wall a Palazzo Collicola, Arti Visive Museo di Spoleto, dove realizza un’installazione permanente. Nel 2015 espone alla storica Galleria Toselli di Milano e alla mostra collettiva itinerante Eterotopia, presentata a Palazzo Fazzari, a Catanzaro e all’Ex Dogana di Roma, dove nel 2016 partecipa al progetto espositivo Il Paradiso Inclinato, a fianco a nomi di Alighiero Boetti e Sol LeWitt. Nell’autunno 2016 la Galleria Varsi di Roma ha ospitato la solo exhibit Vertigine. Attualmente lo si trova al lavoro su progetti nordeuropei, su facebook, sui muri italiani e non solo, e su una montagna di adesivi.

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