Ritorno al futuro: la tecnologia Hyperloop

Dal sogno di George Medhurst alla sfida di Elon Musk: la tecnologia Hyperloop è la nuova frontiera che promette di abbattere tutte le altre  di Camilla Gironi (EN Version)

Immaginiamo di trovarci seduti in una navetta, in una sorta di capsula dalla forma allungata e aerodinamica, e che nei sedili contigui al nostro, disposti in linea uno accanto all’altro, si trovino altri passeggeri di culture e provenienze diverse. Supponiamo inoltre che questa capsula sia inserita all’interno di un tubo, lungo centinaia di chilometri e caratterizzato da un’atmosfera a bassissima pressione, e che, sospesa su cuscini d’aria e alimentata da un motore a propulsione, sia in grado di raggiungere una velocità massima pari a 1200 km/h. Ipotizziamo di vivere in un appartamento a San Francisco e di dover raggiungere ogni mattina il nostro ufficio, situato al centro di Los Angeles. In linea d’aria, dovremo percorrere circa 610 km; consideriamo le alternative di trasporto: in automobile, al netto dell’infinito tempo perso rimanendo immobili nel traffico, impiegheremmo poco meno di sei ore, contro le circa otto se ci spostassimo in treno, che crollerebbero ad appena un paio d’ore se salissimo a bordo di un aereo di linea (pagando la modica cifra di duecento dollari). Immaginiamo, invece, di sederci nella suddetta capsula al posto che abbiamo prenotato, per una ventina di dollari, pochi minuti prima tramite il nostro smartphone; leggiamo le ultime notizie, facciamo una breve telefonata, ascoltiamo circa sei canzoni della nostra playlist mentre ripetiamo a mente gli argomenti della presentazione che ci aspetta in ufficio, facendo appena in tempo ad accorgerci che la capsula ha raggiunto la nostra fermata alla stazione al centro di Los Angeles. In circa trentacinque minuti.
Fantascienza. Questo è stato il primo pensiero che ha sfiorato la mente e infiammato gli animi di molti quando, nel 2013, un miliardario molto impegnato, tale Elon Musk, creatore della Space Exploration Technologies Corporation (meglio nota come SpaceX), nonché suo amministratore delegato e CTO, e della Tesla Motors, di cui è presidente del consiglio d’amministrazione e CEO, presidente di SolarCity e co-fondatore di PayPal, ha redatto una relazione lunga poco meno di sessanta pagine, intitolata Hyperloop Alpha white paper. In essa, servendosi di un tono assolutamente confidenziale, Musk presenta una prima demo piuttosto dettagliata (con disegni, costi, dimensioni, analisi del funzionamento) del sistema Hyperloop, idea nata in risposta alla delusione derivata dall’approvazione del piano di realizzazione di una ferrovia ad alta velocità in California (“casa della Silicon Valley”, in grado di «indicizzare la conoscenza del mondo intero e lanciare rover su Marte»): Musk lo definisce come uno dei sistemi di trasporto più costosi per miglia nonché uno dei più lenti al mondo.


Il concetto di trasporto tramite tubi ha origini più remote, risalenti a circa due secoli prima: nel 1812, l’ingegnere e inventore George Medhurst aveva proposto il modello di un nuovo sistema di trasporto composto da tubi a tenuta stagna al cui interno dei vagoni con propulsione ad aria potevano trasportare, in tempi brevi, persone e merci. Evidente il motivo per cui questa idea, folle per l’epoca, sia rimasta tale per così tanto tempo. Così come è evidente il motivo per cui la stessa idea, rielaborata e migliorata, considerata tuttora folle (per non dire rivoluzionaria), oggi acquisti una luce diversa, quella di un esperimento possibile, e stia prendendo forma in diversi modelli: l’avanzamento della frontiera tecnologica. L’avvento delle nuove tecnologie, dei nuovi materiali, la formulazione di nuove teorie scientifiche e la scoperta di nuove sensazionali realtà hanno portato l’Umanità attraverso il progresso, su tutti i fronti, soprattutto quello scientifico-tecnologico. E Hyperloop sembra voler segnare un altro passo decisivo, un vero e proprio salto in avanti, oltre il limite. Al momento della rivelazione della sua intuizione, Musk si è definito fiducioso sulla riuscita del progetto, lanciando un’autentica sfida per intere generazioni di ingegneri, architetti, designer: il concetto open-source di Hyperloop ha inaugurato una stagione di call for proposals aperta a tutto il mondo, e a chiunque ritenga di poter dare un proprio importante contributo a questa missione su scala mondiale. A raccogliere la sfida, numerose aziende, tra cui SpaceX, Hyperloop Transportation Technologies, Hyperloop One, e studi di architettura, tra cui spicca il colosso Bjarke Ingels Group.
SpaceX, guidata da Elon Musk, è una delle più grandi aziende aerospaziali statunitensi e forse la prima in grado di colonizzare Marte entro il prossimo decennio; per il triennio 2015-2017 ha avviato la Hyperloop Pod Competition, aperta a studenti e non, per la realizzazione di prototipi di capsule che siano effettivamente compatibili con il progetto e che permettano di realizzarlo, alla quale hanno partecipato in molti, registrando ogni giorno circa cinque domande di ammissione tra studenti, professionisti e semplici appassionati in singolo o riuniti in team.
La Hyperloop Transportation Technologies ha ottenuto i permessi per costruire un primo prototipo su scala reale, lungo circa cinque miglia, nella Quay Valley, in California. Il CEO Dirk Ahlborn ha affermato che possa essere quello definitivo addirittura entro il 2018, puntando l’attenzione sulla possibilità di beneficiare di massivi crowfunding, nonché sull’impiego di personale già inserito nel mondo delle tecnologie aerospaziali (molti fanno parte della Nasa e della stessa SpaceX) e che nel tempo libero contribuisca al progetto, in cambio di stock option nella compagnia.

Hyperloop Elon Musk sketch
Hyperloop One pod 2
hyperloop-one-tube

Hyperloop One (prima denominata Hyperloop Technologies) è probabilmente l’azienda che meglio si sta muovendo nello scenario dello sviluppo della tecnologia Hyperloop. Basti pensare che già nell’agosto 2016 è stata la prima ad effettuare un test, risultato vincente, sul sistema di propulsione delle capsule; il prototipo di capsula ha raggiunto la velocità di 186 km/h percorrendo 914 m in appena 1,9 secondi. Nel novembre 2016, lo studio BIG ha rivelato il suo concept design per Hyperloop One, proponendo una soluzione ulteriormente innovativa per quanto riguarda le capsule: queste, anziché essere una sorta di navicella con posti a sedere, divengono semplicemente dei contenitori per capsule ancora più piccole, di forma cubica, dedicate a ciascun passeggero. Ciò ci permetterebbe di scendere dal nostro appartamento a San Francisco e trovare, al posto di un obsoleto taxi giallo, la nostra mini capsula (non si escluda una possibile futura collaborazione con Uber) prenotata tramite smartphone, che in pochi minuti ci permette di arrivare alla stazione Hyperloop della città ed entrare nella capsula predisposta, incastrandoci perfettamente tra le altre mini capsule già inserite. La brillante ideazione di BIG è stata annunciata attraverso un video teaser che ha raccolto migliaia di visualizzazioni in pochissimo tempo, e ancor più sconvolgente è stata la notizia che Hyperloop One, con il design BIG, realizzerà il progetto Hyperloop a Dubai entro il 2020. Appena quattro anni per dare vita al quinto modello di trasporto sognato per due secoli; appena quattro anni per rivoluzionare totalmente il mondo come lo conosciamo oggi.

Hyperloop One site
Hyperloop One Test

La tecnologia Hyperloop, se realizzata, promette di abbattere ogni forma di frontiera. Quella tecnologica, impiegando mezzi supersonici che prima potevano essere immaginati solo nello spazio siderale. Quella socio-culturale, poiché permetterebbe a chiunque di usufruire di un servizio di qualità eccellente, unendo migliaia di persone provenienti da luoghi diversi e anche lontani, senza sottrarne la privacy individuale e senza dover spendere una fortuna. Quella spazio-temporale: il sistema funziona come una sorta di varco dimensionale, schiacciando distanze e tempistiche, che renderebbe possibile per un cittadino di San Francisco lavorare regolarmente a Los Angeles, così come per un ragazzo di Dubai sarebbe possibile raggiungere i suoi amici di Abu Dhabi nell’intervallo di tempo di dieci minuti; creerebbe un collegamento diretto tra stati e continenti diversi, infrangendone i confini politici alla velocità supersonica. Quella del rispetto ambientale, in quanto, grazie ai piloni che sospendono il tubo a qualche metro dal suolo, non sarebbe causa di contaminazioni e deturpazioni del paesaggio, e, grazie al suo rivestimento in film fotovoltaico e alla presenza di batterie di accumulo, sarebbe un primo esempio di sistema di trasporto a energia zero o addirittura positiva. Costi, mobilità, sicurezza, velocità, energia sono solo alcuni dei fattori che questa tecnologia promette di stravolgere irreparabilmente. Quello più importante, nonché quello che maggiormente sarà protagonista del cambiamento, tuttavia, è senza dubbio il fattore umano. Donare a ogni individuo un modo nuovo di pensare, di vivere, di comunicare con il mondo è la missione intrinseca di Hyperloop, che accorcia notevolmente la distanza che forse più spaventa: quella che ci separa dal futuro.

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