Paper architecture, come i “ castelli di carta ” diventano realtà

.Fogli di cartone per realizzare case, chiese, ponti. Castelli di carta: non è un’ipotesi, nè un vezzo, ma una “solida” realtà di Andrea Filippo Certomà

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METTERE LE CARTE IN TAVOLA – Fingete che i porcellini fossero 4, e che il primo avesse costruito una casa di carta: il lupo non sarebbe mai arrivato a soffiare su quella di paglia. Dimentichiamoci l’effimera stabilità del foglio. Concentriamoci piuttosto sull’invisa modellabilità della carta ed eccoci magicamente al punto. Consideriamo l’approccio al “nuovo” materiale attraverso tre modalità differenti: il foglio come elemento base, l’assemblaggio della carta fino alla creazione di elementi diversi dalla (poco gestibile) superficie piana, ed infine la completa decostruzione e modellazione della cellulosa in geometrie funzionali a un sistema costruttivo ben definito.

Passeggiando nel Fellows Garden del Kings College di Cambridge potete imbattervi nel Cardboard Banquet. All’occhio si racconta come uno strano origami, un guscio scialbo di natura quantomeno aliena. Ma a un esame più attento si rivelerà un padiglione dalla capienza insospettata (80 persone) e, cosa ancor più interessante,  minuziosamente realizzato con fogli di cartone. I progettisti sono due studenti, Tom Emerson e Max Beckenbauer, che ispirati da un workshop con Rentaro Nishimura (al secolo uno dei più grandi designers di oggetti di carta) hanno applicato all’architettura la versatilità di questo materiale.

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