Operazione giardini segreti

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Crisi e rigenerazione: cronache da un quartiere di Francesca Canali

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. Albert Einstein

Torino, San Salvario. Stazione, case di ringhiera, multi-etnicità. Questi attributi basterebbero da soli ad etichettare un quartiere come malfamato e pericoloso, da evitare assolutamente, soprattutto la notte. Non si può negare: fino a pochi anni fa, San Salvario è stato soprattutto questo. Densamente popolato, conosciuto come primo approdo per gli immigrati che arrivavano per lavorare nelle industrie cittadine, lo spaccio e la prostituzione ne hanno determinato la crisi a livello d’immagine e di qualità della vita. Crisi, si tocca il fondo e poi piano piano si risale, dal basso, con coraggio; rigenerare significa, prima di tutto, mettersi alla prova, sperimentare, servono ricerca e progettazione tecnica, mirando a un obiettivo ben preciso. Rigenerare non può e non deve essere un’ azione singola, ma presuppone un intervento partecipato, collettivo, coordinato e capace di costruire rete tra cittadini residenti ed istituzioni.

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Nel 2010, l’architetto torinese Elena Carmagnani, di Studio 999, con base nel quartiere San Salvario, sviluppa, con gli architetti Emanuela Saporito e Marta Carraro e con la sociologa Laura Sacco, una tra le azioni più significative nel contesto: il progetto Oursecretgarden, che ha come finalità la trasformazione del tetto piano dell’edificio in un orto a servizio di tutto il condominio, oggi aperto liberamente al pubblico. Nasce così OrtiAlti, start-up d’innovazione sociale al femminile, vincitrice del “Premio Innovazione Amica dell’Ambiente” di Legambiente Italia nel 2010. OrtiAlti, facendo tesoro dell’esperienza dell’orto pensile sul tetto dello Studio 999, grazie all’immediato successo mediatico e di pubblico, riscontrato nei mesi successivi, si propone come una strategia adatta per rigenerare le città e il tessuto sociale perché in grado di intercettare temi sensibili come il verde urbano, il risparmio energetico, il cibo km0, la sharing economy, nuove forme di prossimità e condivisione degli spazi. I bassi fabbricati dei cortili, i tetti piani di capannoni industriali, supermercati, ecc. costituiscono il 20% circa della superficie urbana non utilizzata. Perché non diventare, allora, spazi di miglioramento ambientale?

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