Nuovi spazi dell’economia circolare, il Ri-ciclo conquista l’architettura

In che modo il mondo della progettazione architettonica sta rispondendo al problema dei rifiuti urbani? Esperienze a confronto e virtuose strategie di “ri-nascita” — di Saverio Massaro

Il piano strategico dell’Unione Europea per il settennato 2014/2020 prevede il passaggio dall’economia lineare (basata sulla produzione di scarti) a quella circolare (incentrata sul riuso e il riciclo). Un ripensamento complessivo che avrà ripercussioni dirette sul futuro delle nostre città e sui modelli urbani a cui siamo stati abituati per anni. Cerchiamo di capire in quale modo queste direttive riguardano da vicino anche il mondo della progettazione. Innanzitutto ci preme approfondire il tema del riciclo dei rifiuti. Il termine “rifiuto” (dal verbo latino refutāre, composto di re- “indietro” e futāre “battere”), indica un’entità letteralmente inaccettabile e da respingere, ciò in virtù delle sue caratteristiche negative, inutilità in primis: “rifiuto” è «ciò che si butta via perché inutilizzabile», immondizia, spazzatura, pattume. Il termine “immondizia” (dal latino immundĭtĭa, che a sua volta deriva dall’aggettivo immŭndus “sudicio”, “sozzo”) sottolinea quella che, in un’ipotetica gerarchia delle peculiarità dei rifiuti, viene immediatamente dopo la loro inutilità, ovvero la loro sporcizia, il loro darsi come «insieme di cose sudicie», impure. Come ci dice Kevin Lynch, l’uomo ha un rapporto contraddittorio con la conservazione e la distruzione. Le comunità insediate dipendono da attrezzature come: discariche, inceneritori, depuratori, fogne, ecc, tuttavia applaudono la loro ubicazione in siti possibilmente lontani dalla città e dalla loro vista. Sono gli effetti della cosiddetta sindrome NIMBY – Not in my back yard. Lo smaltimento dei rifiuti, dal momento che non può in alcun modo coincidere con la loro eliminazione fisica, consiste essenzialmente in una serie di espedienti per sottrarli al contatto con i nostri sensi (in particolare alla vista). Da sempre i sistemi principali con cui sono stati trattati gli scarti sono semplicemente modi per assicurarsi che questi non s’intromettano eccessivamente nella vita di tutti i giorni.

Il nostro Paese ha da sempre trattato la “questione rifiuti” con una logica emergenziale. Per accantonarla definitivamente e passare ad un approccio organico in grado di implementare un ciclo dei rifiuti sostenibile, integrato e controllato, è importante indirizzarsi verso una logica che riconosca lo scarto da smaltire come una risorsa da reimpiegare.

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