L’assurda idea di distruggere l’identità storica di Roma

.Due giovani progettisti cancellano la presenza archeologica nel sottosuolo della Capitale, ricchezza ma anche limite per lo sviluppo della città — di Lorenzo Carrino

Annullare l’identità storica di un tessuto urbano. Questo è l’obiettivo che i due giovani progettisti fermani, Riccardo Franchellucci e Simone Censi, si pongono con la loro proposta “Underground 3013” che gli è valsa la menzione d’onore al concorso internazionale “Search and Destroy” organizzato dall’associazione Review.
Si proponeva ai giovani progettisti di individuare un’architettura, nella città consolidata di Roma, considerata significativa per l’opinione pubblica, distruggerla e sostituirla con una nuova progettazione. Un concorso sicuramente inusuale, “una riflessione sul ruolo dell’architettura contemporanea nella città storica e sui concetti di memoria collettiva, monumento ed identità”.
Differentemente da altre proposte che hanno preso in esame singoli elementi “simbolo” della città (Palazzo di Giustizia, Piazza Navona, Vittoriano) i due giovani progettisti di Fermo hanno attivato un processo che mina l’identità storica di Roma dalle sue fondamenta. Sono intervenuti sulla stratificazione del tessuto urbano annullando i resti della città antica e sostituendola con un nuovo strato che accoglie spazi collettivi e per il trasporto pubblico. La presenza archeologica nel sottosuolo della Capitale, ricchezza ma anche limite per lo sviluppo della città, viene sostituita da strutture pubbliche, spazi di incontro, cultura, sport. Grandi colonne consentono l’ingresso di aria e luce e permettono l’accesso alla nuova città sotterranea, per mezzo di rampe e ascensori.

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