L’architettura oltre l’assurdo. Ripartire dalle macerie

.Se il mondo che conosciamo venisse trasfigurato da una devastante catastrofe potremmo essere costretti a dover ripensare radicalmente il nostro concetto di spazio architettonico. Ma è proprio di fronte all’annichilimento che l’architetto può abbandonare i suoi schemi concettuali e lasciare l’immaginazione libera di oltrepassare i confini dell’assurdo — di Veronica Carlutti

Immaginiamo di trovarci in un futuro non troppo distante, all’indomani di una guerra o di una catastrofe naturale, proiettati in uno scenario di macerie. La città, trasfigurata dai crolli, sarebbe la vittima più evidente, quella che ci pone dinanzi agli occhi il problema della devastazione in tutta la sua gravità. In questo senso, l’architettura è una parte inscindibile della distruzione ed è, necessariamente, anche la parte fondamentale della soluzione. Possiamo intervenire con ristrutturazioni o con demolizioni e ricostruzioni. In ogni caso, quello che vogliamo è cancellare ogni traccia della violenza, tuttavia, il rischio che gli strumenti del restauro urbano si possano rivelare inadeguati ad affrontare le conseguenze di una catastrofe è concreto e si manifesta in tutte le ricostruzioni post-belliche e post-sisma.
Prendiamo allora in considerazione un’altra soluzione: scegliere di conservare le ferite. Lo spirito di adattamento in un ambiente ostile è la chiave della sopravvivenza e saper convivere con la distruzione, in un mondo dove guerre, attacchi terroristici e catastrofi naturali sono all’ordine del giorno, potrebbe rivelarsi una necessità, tanto angosciante quanto realistica. Questo non significherebbe rassegnarsi a vivere in un ambiente in macerie ma imparare a conviverci e a valorizzarlo. Dopotutto, come insegna l’arte e filosofia giapponese del Kintsukuroi, ogni ferita è diversa dall’altra e, per questo, ogni cosa acquista una bellezza irripetibile dopo essere stata rotta.

L’architetto Lebbeus Woods ha incentrato molte delle sue riflessioni sui sistemi in crisi – la città di San Francisco colpita da un terremoto, Sarajevo sotto assedio, l’Avana minacciata dall’innalzamento del livello del mare. Il cataclisma costituisce l’ipotesi, paurosamente concreta, dalla quale Woods parte alla ricerca di suggestioni. La distruzione rappresenta il confine tra il presente e uno scenario futuribile.

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