Il gioco magnifico e corretto dei colori sotto la luce

.Bellezza e complessità delle inevitabili relazioni tra Architettura e Colore  di Simone Censi

In una lezione tenuta recentemente nella facoltà di Architettura ad Alghero, Francesco Venezia con tono vivace e divertito parlava dell’architettura alle varie latitudini: “All’equatore non c’è ombra, al polo non c’è luce, lì non può esistere l’architettura; alla nostra latitudine c’è la luce che crea la giusta ombra, solo qui può esistere l’architettura!”. L’architetto Venezia evidenziava, con questa affermazione, come al centro del problema architettonico non vi sia solo la luce, quanto il rapporto tra luce ed ombra. Tale rapporto definisce i volumi, gerarchizza gli elementi e le superfici, insomma la maggiore o minore intensità di luce agisce, sull’oggetto che colpisce, esattamente come un colore.
Se da un lato la luce colora gli oggetti, dall’altro essa è la dimensione entro la quale un colore può esistere: senza luce non è possibile percepire i colori e al variare della luminosità varia anche il colore stesso.
Studiando le opere di architettura si scopre come i problemi di luce e colore siano sempre stati inscindibili. La luce infatti colpisce gli elementi fisici conferendo ad essi tonalità che in realtà sono colori diversi.

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