Gli spazi di passaggio e transizione: pause nella scrittura architettonica

.Un’analisi del significato degli spazi di transizione, del loro valore architettonico e della loro valenza simbolica di Simone Censi

I fenomeni naturali si sviluppano e si succedono secondo ritmi differenti: se per compiere un giro intorno al Sole la Terra impiega un anno, la manifestazione di un fulmine è improvvisa. Tuttavia la vita dell’uomo si basa su ritmi che egli percepisce come relativamente lenti ovvero prevedibili a seconda del modo in cui essi si manifestano.
Tale lentezza però non permette di stabilire con esattezza un momento di inizio o fine di un fenomeno. Per questo l’ uomo, per propria necessità, stabilisce degli insiemi e mette quindi dei confini per definirli: i ritmi naturali vengono quindi misurati e circoscritti, gli vengono assegnati un inizio ed una fine, insomma vengono formalizzati.
Ciò che avviene nella dimensione temporale, avviene anche in quella spaziale nella quale l’uomo assegna nomi a determinati luoghi e li circoscrive dentro un limite, un confine. Dunque una soglia è un elemento insignificante in sé ma ad essa viene assegnato un significato convenzionale enorme. Varcare una soglia è un gesto che ha un altissimo valore simbolico e non importa che la soglia sia spaziale o temporale. Tutti hanno in mente la frase di Armstrong «un piccolo passo per una persona ma un grande passo per l’umanità» così come tutti hanno in mente che i riti sacri si identificano sempre con un passaggio; l’ingresso nella comunità della Chiesa, attraverso il Battesimo, è rappresentato da un passaggio fisico nell’acqua. La transizione dall’età puerile all’età matura viene sancita da riti sacri in molte civiltà africane o indiane d’America, a volte attraverso prove dure o sacrifici. Non bisogna dimenticare inoltre il valore che ricopre, per le civiltà nomadi, l’attraversamento di luoghi; per esse il valore di una persona è dato dalla strada che ha calpestato i suoi piedi.

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