Fondazione Prada: frammenti in equilibrio

Un edificio che celebra le differenze ed i contrasti a manifesto di una nuova tendenza dell’architettura di Gabriele Berti

La capitale italiana della moda, Milano. Un marchio che fa del “trend setting” un obiettivo, Prada. Uno dei architetti più acclamati degli ultimi decenni, Rem Koolhaas. Il risultato della commistione di questi tre elementi è la nuova Fondazione Prada. Un’architettura che si presenta come la più inaspettata che si potesse ottenere da questa unione. Come sottolinea il critico Luigi Prestinenza Puglisi, la scelta fatta per questo museo si pone in controtendenza con la grande scala ed i grandi costi, optando sul recupero del passato. In questo progetto, l’architetto configura delle relazioni tra i volumi, attraverso la fisica e la materia degli elementi, impiegando quest’ultima come linguaggio enfatizzante gli “organi” dell’edificio, tra preesistenze e nuovi inserimenti. Un’antica distilleria in Largo Isarco, nella città una volta simbolo dell’operosità ed ora culla della design e della moda italiana, diviene l’ambientazione perfetta per l’intervento dell’architetto olandese. L’edificio della nuova Fondazione Prada, rappresenta una tappa significativa tra le opere di Koolhaas e nel contesto dell’architettura europea. La rielaborazione ed il gusto per il frammento, emersi in alcune sue opere passate e rimarcate fortemente durante la Biennale di Architettura da lui curata, “esplode” in questo progetto, dove l’uso della massa e la materia divengono potentissime armi creative e compositive.

«abbiamo cercato di fare coesistere le differenze nel modo più equilibrato possibile. Abbiamo risanato i vecchi edifici che non erano particolarmente speciali senza però stravolgerli e ne abbiamo creati di nuovi più tranquilli, utilizzando comunque materiali incredibilmente inusuali»

Ph. Bas Princen

Photo: Bas Princen

Quello che lo studio OMA e AMO realizzano a Milano, è un sapiente gioco di volumi, di interpretazione dell’esistente e del contesto fisico e culturale in cui essi si trovano.
L’intervento consiste di tre volumi allungati, che oltre a creare nuove sale espositive, fungono da cerniera per l’edificio esistente, creando nuovi ambienti e connessioni. Come afferma l’architetto, in contrapposizione con le mantenute volumetrie del primo Novecento che caratterizzano l’ex distilleria, i nuovi volumi stereometrici si inseriscono nel complesso della Fondazione Prada creando contrasti e nuovi dialoghi tra gli elementi. In questo nuovo ambiente della città di Milano, viene contrapposta la semplicità e funzionalità degli antichi volumi dell’edificio, all’austerità contemporanea delle sue nuove parti. Queste manifestano la loro presenza ed il loro carattere, attraverso l’uso di rigidi profili metallici ed una finitura esterna in schiuma di alluminio che, con un gioco di contrasti con l’intonaco antico, eleva l’uso della materia “povera” a spazi di grande importanza per la città.

Il pathos dell’intervento dell’architetto si manifesta nel prospetto principale, dove al di sopra del fronte a timpano dell’ex distilleria, all’austerità dei nuovi ed antichi volumi si contrappone una torre, parte dell’edificio originario, rivestita in lamine dorate. Essa si pone come un vero e proprio manifesto, in cui l’esistente, un edificio funzionale ed anonimo, viene trasformato e nobilitato a spazio dell’arte e della moda. Un faro per la città, per trasmettere la “nuova ricchezza” installata in questa sua parte poco conosciuta, ed aprire a nuovi confronti e benefici per lo sviluppo della metropoli milanese. In questo gioco materico quasi caricaturale, l’architetto olandese gioca coi pesi e la materia realizzando un piccolo villaggio dell’arte, citando gli scorci riscontrabili nei borghi italiani, recependo e metabolizzando un tema di fortissima attualità nel contesto dell’architettura europea: il recupero.

«questo non vuole essere un progetto solo di conservazione e nemmeno il semplice progetto per una nuova architettura. Potremmo chiamarlo piuttosto un repertorio molto complesso di ambienti, […] , che vuole essere originale, complesso e ricco quanto lo è la collezione artistica della fondazione»

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L’importanza di questa opera travalica la funzione ed il contesto, ma si configura come manifesto di un approccio alternativo per l’architettura rappresentativa e per i luoghi dell’arte. Al posto della grande dimensione e magnificenza, l’architetto crea un microcosmo di spazi per le esposizioni e per le funzioni ad esse complementari. Un’opera che si pone come lettura di una tendenza del riuso dei manufatti architettonici, che si va consolidando nel territorio europeo, e che si pone come la capofila di un nuovo modo di approcciare il rapporto tra materia, massa ed architettura a creare spazi ibridi ed estremamente contemporanei.

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