Dalla geometria all’assurdo. Marcello Morandini, l’artista poliedrico che pensa in bianco e nero

.Una carriera lunga e piena di riconoscimenti internazionali per l’artista mantovano, che spazia dal design all’architettura, dalla grafica alla scultura — di Tommaso Zijno

La contrapposizione coloristica fra il bianco e nero esiste dalla notte dei tempi: luci ed ombre si rivelano in maniera nitida e i contrasti si accendono su queste tinte, rendendo il loro rapporto geometrico ed ipnotico. Lo sa bene, Marcello Morandini, artista lombardo di fama internazionale, che ha fatto del B/N la sua cifra stilistica: «come per uno scrittore, che scrive nero su bianco, senza bisogno di usare colori per farsi capire, la mia arte è un puro binomio tra questi due colori».
Risalgono agli anni ‘60 le sue prime opere tridimensionali e la partecipazione ad esposizioni a Milano, Francoforte e Colonia. Già dalle opere giovanili è evidentemente marcata l’alternanza di bianco e nero, per esaltare complessi, quanto intriganti, giochi di forme.

Morandini sorprende lo sguardo attraverso intrecci geometrici, al limite dell’assurdo, tali da confondere ed irretire. Lui non rifugge il colore, lo ritiene semplicemente superfluo per comunicare un messaggio: «Se io facessi una scultura con delle progressioni di colore, probabilmente l’opera risulterebbe più “bella”, ma non aggiungerebbe niente alla conoscenza e all’esperienza della forma totale che io voglio trasmettere, anzi sarebbe di disturbo. Con questo non dico che il colore non sia importante, poiché noi viviamo nel colore, però è al di fuori di questa ricerca. L’unica eccezione è il grigio, ma solo per dar modo al bianco e al nero di dialogare al meglio». Egli trascende quindi la realtà, eliminandone l’eccedenza coloristica, per rendere il suo messaggio così evidente, da risultare dissonante e disarmante.

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