Corviale, abitare uno spazio ingovernabile

.Il Serpentone: un’utopia capace di accogliere più di 1.200 appartamenti, sfociata nell’assurdodi Antonio Amendola e Elvira Cerratti

La produzione edilizia concepita in Italia negli anni ’60-’70, sull’onda di un generalizzato ottimismo generato da quell’ormai lontano Miracolo Economico, ci ha lasciato in eredità un ampio campionario di sperimentazioni architettoniche, relative soprattutto alla tipologia residenziale. Grandi segni planimetrici, maxi corti ed alte torri, sviluppate con l’intento di importare in Italia un nuovo modello abitativo e sociale già testato nei più evoluti paesi d’Europa, costituiscono oggi la base di ricerca di una nuova, corretta architettura, più incline ai bisogni reali delle comunità urbane.
Corviale, concepito nel 1972 da Mario Fiorentino per conto dell’Istituto Autonomo Case Popolari di Roma nell’ambito della progettazione dei cosiddetti Piani di Zona istituiti con la Legge 167/62, è innegabilmente l’emblema di questa tendenza.
Completato nei primi anni ottanta, dopo una storia progettuale durata circa dieci anni, il “Serpentone”, così rinominato nella cultura popolare nonostante le sue forme tutt’altro che sinuose, è  l’opera italiana più discussa negli ultimi anni per via delle dimensioni, della  configurazione spaziale e funzionale, e delle ripercussioni di questi aspetti sulla vita della comunità insediata.
Alla base del progetto, l’idea avveniristica di creare un edificio-città autoreferenziale ispirato alle grandi strutture dell’antica Roma per ammissione dello stesso Fiorentino, in rifiuto del frequente accostamento alle Unité d’Habitation di Le Corbusier.

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lab2.0 Magazine #06