Architetture di frontiera: indagine, partecipazione e sintesi

Il processo architettonico nei progetti tra Cile e Messico di Alejandro Aravena e lo studio ELEMENTAL – di Gabriele Berti

Quello che viene solitamente concepito come periferia sono aree della città spesso connotate da degrado architettonico e sociale, frutto di pianificazioni sbagliate o causato dal completo abbandono e disinteresse da parte delle amministrazioni locali. Allo stesso modo, allargando il nostro campo visivo al contesto europeo e mondiale, possiamo considerare come periferiche molte regioni e nazioni dove lo sviluppo incontrollato e la non salubrità urbana diviene norma.
Nonostante l’attenzione del mondo dell’architettura sia solitamente concentrata nei centri cittadini e mondiali, queste zone “periferiche” rappresentano la stragrande maggioranza degli spazi abitati e dei cittadini. Lo rende evidente il fatto che, come intelligentemente evidenziato da Alastair Parvin, l’architettura ad oggi si sia spesso limitata a fornire il proprio contributo all’1% della popolazione mondiale, cioè la parte che detiene la maggior parte della ricchezza. Ma cosa succede quando l’architettura decide di “scendere in campo”, spingendosi verso le periferie e verso quel 99% di popolazione che le abita?

“Come architetti, viviamo in un tempo i cui i paradigmi sono cambiati. Nel passato la scala dei nostri progetti era in continua crescita, ma quante persone venivano da essi realmente coinvolte? Oggi comprendiamo meglio la vera complessità dei problemi in gioco quando progettiamo edifici, quartieri e persino intere città – e questo richiede un nuovo e, più aperto, approccio.”

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In questa frase una risposta ci viene data da Alejandro Aravena, premiato col premio Pritzker del 2016, direttore dello studio ELEMENTAL di Santiago del Cile, e curatore della prossima Biennale di Architettura di Venezia. Egli raccoglie la sfida, interrogandosi sui problemi che caratterizzano il mondo delle periferie ed, in risposta, propone soluzioni architettoniche ed urbane innovative. Dall’analisi delle sue opere possiamo individuare due principali campi di applicazione: architetture istituzionali ed architetture per il popolo. Apparentemente queste due tematiche risultano essere agli antipodi, una il contraltare dell’altra, ma nell’architettura di Aravena,  vengono racchiuse sotto un unico campo di ricerca architettonica.

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