“Architettura Terza” di E. Forzese

“Architettura Terza, forme e visioni del paesaggio tecnologico” Critica al libro di Emanuele Forzese — di Luca Bonci

«Ecco dei silos e delle fabbriche americane, magnifiche primizie del nuovo tempo» – Le Corbusier, 1921

Non esiste citazione migliore per introdurre il concetto attorno a cui si sviluppa il trattato di Emanuele Forzese: classe 1979, Ingegnere Edile, scrittore e ricercatore presso l’Università degli Studi di Catania.
Volendo dare una definizione di “architettura terza”, essa comprende quanto può esser assimilabile alle infrastrutture tecnologiche (energetiche, idriche, per telecomunicazioni), quindi elementi fissi nel territorio che «concorrono alla qualità della vita e della percezione estetica della scena abitativa»; proprio in questo concetto risiede la chiave di lettura del testo.
Da subito emerge l’importanza del tema su cui viene affrontata un’analisi storico-critica per capire come nel tempo sia stata concepita “l’architettura terza”. Partendo dal rapporto tra tecnica, uomo e natura, si indaga su come questo si sia ribaltato nel corso della storia delle civiltà: il passaggio dall’antropocentrismo alla tecnocrazia ha portato ad un drastico cambiamento nel modo di considerare “l’architettura terza” all’interno della pratica progettuale.

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