Ampliare sottraendo: il caso del cimitero di Giussano

.Partendo da una riflessione sul mistero della vita e della morte, Il progetto dell’Architetto Gianluca Saibene ne offre un’interpretazione architettonica basata sul rapporto tra pieno e vuoto, attraverso un’equilibrata operazione di sottrazione della materia — di Antonio Amendola ed Elvira Cerratti

Indagare il vuoto per plasmarne le forme fa parte dei temi più affascinanti della ricerca artistica condotta nell’ultimo secolo. Tra teorie e sperimentazioni, molti progettisti hanno seguito le orme di alcuni importantissimi artisti del Novecento, con strumenti propri del mestiere, nel tentativo di trovare un metodo applicativo del vuoto in architettura.  Alla sfida non si è voluto sottrare l’Architetto Gianluca Saibene, dello studio milanese DRAM, contribuendo alla causa con un interessantissimo intervento di ampliamento del Cimitero Comunale di Giussano, realizzato nel 2001 a pochi metri dalla Cappella Molteni di Aldo Rossi. Fatta salva la funzione per cui vengono costruiti, i cimiteri municipali risultano essere quasi sempre caratterizzati da un aspetto di base omologato, seriale, arricchito da decorazioni di matrice neoclassica, a tratti baroccheggiante, liberamente interpretata dall’autore del caso. Il progetto di Saibene prende le distanze questa tendenza, dando vita ad un singolare opera la cui qualità è comprovata dagli importanti riconoscimenti ottenuti a pochissimo tempo dalla sua realizzazione: una menzione speciale al Premio Europeo di Architettura “Luigi Cosenza” nel 2002 ed un posto tra i cinque finalisti per la Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana 2003, Sezione “Opera Prima”, alla Triennale di Milano.
L’esigenza di intervenire, nata dalla carenza di spazi per la sepoltura, è stata subito trasformata dall’architetto in un’occasione di valorizzazione dell’intero complesso, grazie ad un’interpretazione molto profonda degli aspetti trascendentali del luogo.

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