Abitare Inganno

Scritto e tradotto da Valentina Radi

L’inganno è un seducente intento di tradimento? Si, se pensiamo all’architettura, la più affascinante forma di artificio che l’uomo abbia immaginato, ideato, costruito ed abitato e che si rivela solo attraverso un nitido  confronto con il suo opposto, la verità del creato, tutto ciò che di vivo e naturale la circonda. Uno specchiarsi, in cui moralità, fedeltà e lealtà perdono il senso.
Un’intenzione che si confronta con un dono, e la spontanea volontà di appartenere l’uno all’altro, in cui solo il tempo è capace di raccontare cosa genera questo compulsivo agire. Superare, inghiottire e confondere la natura, questo è l’inganno dell’architettura, che spinge ad una dissimulazione della stessa, nella bramosia di emulare la forza dell’eternità e nella trascendenza ch’ella detiene. Quella verità dell’estetica e dello spirito, nelle quali entrambe si rivelano e si dissolvono, fra materia e non materia, densità ed effimero.
Ed ecco che la natura si rivela nell’architettura e la sua ammaliante verità ci tradirà nel momento in cui non comprenderemo che lo stia facendo. Lei non ci illude se è in grado di mostrarci qualcosa di vero e visibile, inconsapevole della sua condizione ingannevole. Dove le intenzioni di verità o falsità sfumano in un seducente stato di inconsapevolezza all’inganno, in cui la bellezza della verità si nutre della sicurezza nell’illusione. Incessante ricerca di nascondere, apparire o svanire attraverso le percezioni sensazioni, emozioni, delle atmosfere, che prendono vita nelle forme e la concretezza materica in cui l’architettura si realizza.

Come scelte tecniche di pareti vetrate continue che avvolgono senza soluzione di continuità l’intero edificio. Vetri specchianti in cui si riflettono le nuvole e i colori del cielo che mutano, insieme all’imminente intorno della città. Superfici dalle gradi dimensioni dove solo deboli chiaroscuri lasciano intuire ciò che è reale da ciò che è pura illusione. Un inganno necessario al benessere visivo in contesti di difficili accessibilità, che lascia credere di oltrepassare il confine con uno slancio di leggerezza. Un dissimulare a favore di una apparente nulla urbano. Una condizione che dematerializza il costruito conferendo una quiete sociale e spirituale. Un beneficio psicologico attraverso la mimesi.
Soluzioni che svelano una raffinata capacità tecnica di risposta al vivere e alla ricerca d’arte, che passa attraverso la volontà di alterare la percezione della reale struttura, in cui spessi solai appaiono esili profili metallici, grandi infissi, inesistenti vetrate e coperture, sottili mensole sollevale dalle brezze del vento. Dove la dimensione interna o esterna dello spazio può perdersi nell’illusione di una alterata percezione di dilatazione o riduzione delle misure e proporzioni e la struttura simulare una precaria stabilità e inconsistenza. Scelte per cui grandi edifici si dissolvono come un’inconsistente nuvola. Condizione con cui l’architettura abbandona propriamente il suo lato meccanicistico e tettonico, per esaltare intenti elettivi di bellezza, in cui il figurato assume un valore collettivo, per il quale sicurezza, funzionalità ed efficienza sono indubbia certezza. Eleggendosi espressione di bene comune in cui i rapporti con il contesto urbano o rurale sono la scelta prioritaria sul singolo beneficio di se. L’inganno non è mirabile menzogna, ma un elegante e formale intento evocativo ed espressivo, in cui si esaltano le relazioni percettive e visive con l’intorno, concrete ed illusori intenti a cui non potrà sottrarsi anche colui il quale li ha ricercati e compiuti. Una sofisticata condizione contemporanea di ricchezza e incessante ricerca di soluzioni tecniche che raccontano anche l’abilità del tecnico artista.

Quale significato può avere quindi l’inganno nell’architettura contemporanea? Credo sia la sua ossessione intrinseca, che si rivela nel primitivo pensare un ambiente costruito come mezzo nel rapporto fra uomo e natura, come vivo intento di concreta coniugazione e modo d’interpretarlo, quale strumento e risultato, attraverso cui l’uomo ritrova l’equilibrio con il creato ed il proprio io. Ciò che è sempre accaduto, nel rinascimento interpretato con l’uso dei materiali del luogo, la proporzione aurea delle forme e l’inganno della rappresentazione prospettica e che oggi utilizza nuove forme, superfici, materiali e spazi sia sperimentali che virtuali. Infatti se in origine l’uso della materia del luogo si dissolve per coerenza con il paesaggio e le forme per relazione a proporzionalità metriche, oggi ci si avvale anche delle capacità dissimulative dei nuovi materiali.

L’inganno, quindi è scelta di spirito, forma e tecnica che genera un’architettura contemporanea quale interpretazione dell’archetipo nel futuro, che si rivela nel mistero della combinazione primigenia di luce e spazio. Nella volontà di cogliere in essa, quel presente veloce e mutevole, in cui il rapporto con la natura è il tentativo di catturarne istantanee, attraverso la materia, la percezione dello spazio e le sue geometrie, che attraverso la luce cambieranno consistenza, proporzioni e significato. Questo inganno di formalità verrà prima della verità dei contenuti e non sappiamo se resterà fedele al tempo. L’inganno ci rivela così la verità della più profonda forza e precarietà umana quella di voler entrare in contatto con la natura e il suo mistero di bellezza, ricercandone la sua artificiale dissimulazione, per catturarne le storie, cercando di leggere cosa accadrà e in quale angolatura visuale della sua pelle si rivelerà l’atteso destino. 

Progetto architettonico Studio 5+1 AA Alfonso Femia Gianluca Peluffo, www.5piu1aa.com
Sede BNL, Roma, 2016
Fotografie ® L. Boegly

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  • move49

    Divertente idea di riflettere l’intorno moltiplicando lo squallore del traffico ferroviario del traffico automoblistico e dell’ammuina di edifici assolutamente scombinati di una periferia cercando di fingersi cielo e e nuvole. Mi chiedo:” Dov’è l’architettura?” C’è solo il messaggio infantile del nascondino e qualche movimento delle pareti specchiate incomprensibile ai più. E’ architettura? La chiamerei un mezzo per convincere gli adulti della tribù a consentire una grossa speculazione edilizia con l’idea di non farla vedere rendendola luccicante di vetro….ahhahahaha!!!..:) Trucco riuscito.